Finivo tardi il mio turno di lavoro, e il giorno dopo mi ritrovavo a vestirmi all’ultimo momento, molto il tempo speso a studiare, in un attimo ero di nuovo perso nelle quotidiane dodici ore di servizio. Ma la magia erano i silenzi della notte. La fortuna di avere un cielo stellato senza alcuna nube ogni tanto, e di stare fuori con i -5 dell’estate, a 2300mt di altitudine, quando tutti dormivano.
Io ero solo, ascoltavo i pensieri, ascoltavo canzoni d'amore, cercavo galassie.

Forse non mi è stata destinata una vita in cui toccherò altri pianeti o troverò nuove stelle, ma mi è sufficiente sapere che quando ne avrò bisogno, mi basterà cercare il buio, portarmi appresso la tenda, il thermos di té caldo, Amie di Damien Rice.

Andasti...
e solo una rosa mi lasciasti.

In quell'autunno anticipato,
nel silenzio della notte.

È per tutti gli uomini possibile perdersi in un cielo stellato, sentirsi parte, anche se piccola. Appunti per il futuro: emozionarsi, ogni tanto, per il fatto di essere vivi, sotto il cielo.

Negli ultimi anni sono cresciuto, ho viaggiato, ho dormito molte notti da solo in paesi lontani, aggirato a volte da cavalli selvaggi che mi hanno rubato il pane e cioccolato che sarebbe stato la mia colazione del giorno dopo. A volte erano cinghiali nella notte.

Lo lasciai per strada
così da dargli fiato.

Senza alcun guinzaglio
come un cane abbandonato.

Libero di andare
lontano da chi l'ha amato.

Con i segni sottopelle
di chi non l'ha mai graffiato.

... E così partii quella gelida notte

alla scoperta di nuove terre
testimoni del nostro passato.

Feci cose straordinarie
a cui non ebbi mai pensato.

Donai gioia tra terra e mare
negli occhi di chi fu stato.

E una volta ritornato
lo trovai ancora lì legato.

Secco e prosciugato
il mio cuore abbandonato.

 

 

Ho dormito a casa di persone sconosciute, o nascosto dietro a due alberi vicino a una statale. Un indiano mi ha imboccato, il cibo dalle sue dita giù per la gola, 130 ore di treno sui binari lunghi della Russia d'inverno.

Paesi su paesi e terre con i loro propri cieli a tentare di chiuderle, per un totale di 5000 chilometri con una bici da 200€. Mi hanno derubato, molti microeventi sono accaduti, che solo me hanno interessato, e i cieli no, solo a coprire o guardare.

Sono solo un uomo
che non sa da dove cominciare.

Un uomo che per quanto si domanda
una risposta non se la sa dare.

Un uomo che guarda il cielo
ondeggiando nell'oscurità del suo mare.

Un uomo che crede nell’amore
e che ne ha tanto da donare.

Come il petalo che si adagia nell'aria
quando il vento smette di soffiare

La verità è che tutto ciò non ha alcuna importanza. Non è importante quanto lontano vai, ma quanto ti avvicini a te stesso, quanto accetti di lasciare che questo ti sorprenda. E accade, accade come colpo di luce che t’inchioda.

Oggi lavoro solo parlando l'inglese. Ho messo parole in un libro e scelto immagini attraverso cui farvi viaggiare attraverso una delle cose che avevo più a cuore da piccolo: Astronomia.

'Sia benedetto quel pennello che tinto della tua essenza donò al mondo la sua bellezza. E con quanta maestria accarezzò la tela? Non risparmiò nemmeno un centimetro se non mettendoci qualcosa che ti appartenesse. No, tu non sei opera d’uomo...

Come potrei non sentirmi fortunato? Lasciasti tutti senza parole; il Pittore stesso sorrise.'

Cammino sulla stessa terra sulla quale molti (tutti?) hanno camminato prima di me. Respiro nello stesso modo in cui altri hanno respirato, come respirano gli uccelli di mare, e le acque salate che insistono sugli scogli.

Tutto è ancora ignoto, anche se molto non lo è più. Là fuori non esistono orologi. Le distanze sono solo una vecchia barzelletta, tutto è solo energia che brucia, luce regalata a noi, prima di noi.

“Hanno inventato tutto ciò che a loro può essere di utilità temporanea, disturbando il suono della verità. E ora i cieli stellati rimangono indisturbati, perché all'uomo fa paura ciò che non tocca saldamente l'intelletto.” Per non parlare della graziosa ragazza che stende il bucato, e di sua madre che la guarda senza fiato. Le grida strazianti in un mare desolato, il richiamo dei mercanti e il cane appisolato.

Non c’è che un incendio di cose, due volte al giorno lo chiami alba o tramonto, e numerosi esseri che non sanno dirlo, ma ne sentono il calore, e vivono soltanto, pensi che vivano solo per essere guardati da noi.

Sono onde o nubi? Ma non ti inganna quello che vedi, perché l’emozione non cambia nome a diverse altitudini, e per tutti è possibile sotto un cielo così antico. Appunti per il futuro: sono gli occhi che danno il nome, la natura si adegua, sa farlo.

Piove talvolta, o è solo una minaccia, è giusto sapere che ci sono molti battiti e in molti luoghi, che sopra e sotto si muovono le cose, i passi e le tristezze, le condivisioni di sguardo. Guarda, se piove.

Il movimento è tutto mio, spingo la vista oltre i confini imposti, azzardo una scoperta di forme, o luci. Non posso prenderle, ma portarle giù, salire e poi tornare, accorgermi che

... e se il cielo non bastasse a contenere la tua mancanza, come potrà questa gabbia di carne ed ossa, frenare la sua voglia di te?

ci sono molti modi di fiorire, che una rosa si comporta come un fascio di luce se la guardi più da vicino, e si rivolta, si rivolge a noi. Appunti per il presente: aprire gli occhi, allargare lo sguardo, comprendere cime che non prevedevi.

Non esistono rose perfette.

Ognuna è diversa:
una ha più spine
una più petali.

Rosse, rosa, bianche...
ognuna è speciale a modo suo.

Un giorno incontrai una rosa diversa
nascosta in un prato fiorito.

L'unica ancora non sbocciata
piena di spine: quasi il doppio delle altre.

Era diversa.
La raccolsi e la portai con me, donandole tutto l'amore e le cure possibili.

Piano piano la rosa sbocciò mostrando petali perfetti;
bianca, come la luce delle stelle!
... anzi, un pizzico di più.

Dovetti passare tra tutte le spine sul gambo
prima di arrivare fino ai petali
e stazionare dentro al suo cuore.

Nessun altro doveva raccoglierla
quella rosa è nata per me.

La mia rosa.

Contare i multipli della meraviglia, contarne le ombre o i punti di sublimazione, essere noi stessi la posizione privilegiata da cui osservare, vedere tutto, anche il dolore, saperlo portare nei passi futuri.

Il mondo volteggiare nel suo spazio sconfinato, in questo viaggio senza futuro, né passato.
Nell'arco di un respiro ho fermato il mondo, o forse è il mondo che mi ha fermato?
Non ho più parole.
Sono rimasto senza fiato.

I CIELI STELLATI RIMANGONO INDISTURBATI